Una tendenza genitoriale degli ultimi anni vuole che si facciano svolgere ai figli più attività possibili. Penso che sia iniziata da diversi anni, ma, invece osservarne una diminuzione, io la vedo in crescita.La piscina è imprescindibile, perchè, si sa, “il nuoto fa bene”, poi almeno un altro sport, così il bambino ha possibilità di scegliere, poi la musica, perchè tutti i bambini sono reattivi alle sette note, poi l’inglese, perchè è importante che lo sappiano nella vita, poi altre attività artistiche, corsi di pittura, teatro, o laboratori in cui si legge ai bambini piccoli, perchè è fondamentale stimolare fin da piccoli la passione per la lettura, ed infine magari un’altra lingua o un altro sport amato dal genitore… e lo yoga…. perchè, avendo tutti questi impegni, il bambino poi avrà bisogno di rilassarsi!
E c’è anche la scuola, che oggi è sempre più spesso a tempo pieno, ma, non contenti di far lavorare i bambini tutti i giorni 8 ore, gli insegnanti assegnano anche compiti tutti i pomeriggi e nei weekend, come se fosse impossibile per un bambino imparare qualcosa facendolo “solo” 8 ore al giorno….
Insomma, i bambini di oggi sono sempre più stimolati, impegnati e subissati da agende pienissime di impegni uno dopo l’altro, senza avere il tempo di fermarsi a giocare, riflettere o semplicemente annoiarsi.

Premesso che io non sono contraria allo stimolare i bambini, anzi, penso che i piccoli abbiano un’inesauribile voglia di apprendimento e conoscenza e che questa vada incoraggiata, mi sto accorgendo però di quanto, a volte, fare troppo non sia positivo. Non si tratta tanto di stancarli troppo, perchè i bambini hanno molte energie sia fisiche sia cognitive (pediatri e maestre, invece, hanno spesso questo timore che il bambino “si stanchi troppo”), quanto di non lasciare loro il tempo per impegnarsi davvero in nessuna attività, dovendone svolgere molte in modo affrettato e superficiale, e di non trasmettere loro il valore del tempo.
In un mondo che va sempre più di fretta, in cui tutto è veloce, immediato e tutto deve essere fatto ed ottenuto subito, svolgere tante attivià va proprio in questa direzione. Un’ora di qua, un’ora di là, finito un corso si corre subito all’altro, finita la scuola si corre a casa a fare i compiti,finiti i compiti via agli allenamenti, poi la cena, a dormire e la mattina dopo si ricomincia. E tutto questo anche alla scuola dell’infanzia, quando i compiti ancora non ci sono, allora si praticano persino più attività.

Da grandi, portare avanti più impegni può essere anche positivo, perchè la capacità di organizzazione è sicuramente una competenza utile sia nella vita sia nel lavoro, ma riempire un bambino di cose da fare, senza dargli il tempo di soffermarsi su nessuna, di approfondire, o anche di spendere parte del suo tempo nel gioco libero, o in inziative autonome, magari all’aria aperta, o con gli amici, o imparando lui stesso ad organizzare il suo tempo, non lo aiuta e non lo favorisce.
Uno dei lati positivi dello studio di uno strumento, ad esempio, è quello di insegnare a dare un altro valore al tempo: per imparare a suonare ci vogliono, mesi, anni di ripetizioni, lentezza e pazienza. Questo è esattamente il contrario della vita frenetica a cui vengono indirizzati molti bambini, che non imparano quindi a dare valore ad ogni momento della loro vita, ad avere pazienza, ad aspettare, ad ascoltare, ma solo ad aspettarsi che tutto inizi e finisca in fretta, che tutto sia loro dovuto e si realizzi subito, e che il mondo corra sempre più veloce.

Uno dei problemi, secondo me, nasce proprio dalla scuola che, allo stesso modo, non stimola il desiderio di apprendimento dei bambini ma lo mortifica, obbligando gli insegnanti a svolgere il programma il più in fretta possibile senza puntare su attività interessanti e motivanti, ma tenendo solamente i bambini seduti ad un banco ad annoiarsi per molte ore al giorno. Questo incoraggia ancora di più i genitori a cercare per i figli attività esterne che li interessino veramente, e che insegnino loro qualcosa che non sia teoria, ma d’altra parte fa sì che i bambini siano ancora più impegnati, tra compiti e tutto il resto.
Una soluzione, a mio parere, potrebbe essere quella di scegliere meno attività (una o due al massimo) ma insegnando al bambino ad impegnarsi davvero in esse, seguendolo personalmente in ciò che fa, essendo più coinvolti e dedicando del tempo al figlio durante lo svolgimento di quell’attività.

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La scelta iniziale può essere effettuata in base a quelle che sembrano essere le inclinazioni del proprio figlio (ma che, in realtà, dipendono in grandissima percentuale dagli stimoli che gli vengono forniti in famiglia, se il bambino è piccolo), ma poi dovrebbe essere del genitore.
Come ho detto più volte, non ha molto senso chiedere ad un bambino di tre anni cosa voglia fare ed aspettarsi una risposta decisa ed inequivocabile, perchè i bambini faticano a compiere scelte così importanti, ed inoltre, come del resto anche noi adulti, cambiano spesso idea, vogliono provare tutto, e magari un giorno vorrebbero svolgere un’attività ed il giorno successivo l’altra.
Quindi, il genitore dovrebbe compiere lui una scelta, prendere una decisione ed attenersi ad essa, senza cercare attività diverse dopo ogni estate, ma lavorando insieme al bambino affinchè un’attività venga portata avanti almeno per qualche anno, per dare un senso ed un significato educativo e profondo a quella scelta.

E quindi ritorniamo a parlare del tempo : un genitore ed un bambino rilassati riusciranno ad apprezzare ogni esperienza che vivono, a concentrarsi di più su quello che il bambino sta imparando ed a dare veramente valore a quell’apprendimento.
Solo in questo modo l’apprendimento sarà effettivo, le emozioni associate ad esso saranno positive e non connotate da stress, stanchezza mentale e sensazione che il tempo non basti mai, ed il bambino avrà ricevuto insegnamenti importanti per la sua vita futura, tra i quali come impegnarsi davvero in quello che fa, come apprezzare ciò che sta facendo ed anche come organizzarsi, senza però dover realizzare l’impresa impossibile di comprimere tanti impegni in un tempo troppo breve.
Un tempo di vita più lento, permette, inoltre, di imparare a fermarci ad ascoltare noi stessi e gli altri, cosa che personalmente cerco di insegnare sempre ai miei allievi di violino.
Un giorno, infatti, dopo una lezione di orchestra, Artemisia, 3 anni, ha detto alla mamma “Oggi abbiamo fatto una cosa molto importante…. che è ascoltare”
Vorrei dire dunque ai genitori: non private i vostri bambini della possibilità di imparare a dare valore al tempo, alla pazienza, all’attesa ed alla capacità di ascolto. Cercate di invertire la rotta del mondo di oggi che si aspetta di vederci sempre di corsa, impegnati e stressati… provate a dare ai vostri figli un futuro diverso, e migliore del vostro presente. Pensateci prima che sia troppo tardi.